Digitare il PIN

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Ecco, io vorrei conoscere chi ha calibrato l’audio delle macchinette automatiche di Trenitalia. Quelle che emettono i biglietti, avete presente?

La voce che ti guida attraverso le operazioni di pagamento non ha mai un volume normale: o è un flebile rantolo appena comprensibile, roba che nemmeno quando prendo il treno alle 5.20 del mattino in una Porta Nuova completamente deserta riesco a percepire; oppure quella cazzo di voce GRIDA, ma forte.

E quando grida un po’ di spavento me lo fa, non solo per la sopresa di un rumore così forte e improvviso. Ma anche, e soprattutto, perché quando ho a che fare con un POS o uno sportello Bancomat, quando devo versare/ritirare soldi o digitare il mio PIN per un acquisto, beh, un po’ d’attenzione la faccio, come tutti, credo. Mi guardo intorno, scruto se per caso c’è qualche malintenzionato pronto a segnarsi i numeri che digito per poi darmi una botta in testa e rubarmi il Bancomat e, già che ci siamo, il contante appena prelevato. Insomma, non sono solo io. Ho visto gente fare operazioni assurde, coprire il tastierino con giornali, mani, ombrelli, assumere complicatissime posizioni di yoga, lanciare delle granate a stordimento, di quelle che fanno un flash fortissimo e accecante, per impedire che altri potessero sbirciare il prezioso codice  nel momento in cui esso veniva digitato.

Figurarsi poi in una stazione, dove per definizione barboni e malintenzionati amano trascorrere il proprio tempo libero. E figurarsi in una stazione in cui le cazzo di macchinette gridano a tutta la fauna locale il momento esatto in cui  prepararsi a sbirciare. “INSERIRE LA CARTA” (semaforo giallo) e poi “DIGITARE IL PIN” (semaforo verde), ogni volta mi immagino alle mie spalle il fruscio di almeno 30 taccuini che vengono annotati all’unisono da altrettanti scattisti della truffa.

Ma cristo santo, è proprio necessario che tutta la stazione sappia il momento esatto in cui inserirò le 5 preziose cifre che mi separano dalla povertà assoluta? Vivendo io in uno stato di povertà parziale il salto non sarebbe comunque altissimo, ma che volete farci, mi scazzerebbe lo stesso…

16 Comments

  1. che poi tu conosci il mio pin ma io non conosco il tuo. Tu conosci le mie password, ma io non conosco le tue… Ma questo è un altro discorso 🙂

  2. perché non viene fuori il mio gravatar?!?!?

  3. ecco, io sono una di quelle persone che coprono i movimenti delle dita sulla tastiera in ogni maniera possibile. e ne sono orgogliosa!

  4. io mi guardo con cautela intorno e poi me ne frego, in fondo di qualcosa si deve pur morire, no?

    • Se potessi scegliere preferirei morire fumando un cubano e bevendo rum (o anche tra le braccia di una bella donna) …piuttosto che per le mazzate di un rapinatore.
      Sarà per questo che le rare volte in cui uso il treno acquisto i biglietti online??

      • eh, ma tu sei ricco. noi poveracci prendiamo i treni regionali, i cui biglietti non sono acquistabili online.

        • Più che altro diciamo che per cause di forza maggiore (leggasi fidanzate dislocate tra Roma e Bari, nda) per circa tre anni ho sovvenzionato sia Trenitalia che Easyjet.
          E non mi hanno dedicato neppure una sala di attesa…… ingrati!

          • genova brignole, genova piazza principe, ronco scrivia, arquata scrivia, serravalle scrivia, novi ligure, frugarolo bosco marengo, alessandria, asti, villafranca cantarana, villanova, trofarello, torino lingotto, torino porta nuova… a/r un paio di volte a settimana, mercoledì e weekend, piuttosto spesso ma non abbastanza da considerare un abbonamento…

  5. eheheheh… io mi immagino sempre in questi case che dica: “hai digitato – uno – due – tre – quattro – cinque” (*) – “se è corretto, premi – asterisco – altrimenti – re-inserisci il PIN”
    Per non parlare poi del riconoscimento vocale, che non funziona mai. Io per evitare invece di provare a dire ciò che voglio, ci tiro giù una parloccia e mi passano subito l’operatore (il quale di sicuro è in ascolto dall’inizio e se la ride come un matto).
    Infine, qui, come in tutti i paesi anglosassoni, i call centre sono stati rilocati in India (o nelle Filippine) e sono un proverbiale ‘pain in the bum’ 🙂

    (*) codice PIN di fantasia.

    • qui da noi non c’è ancora l’usanza di localizzare i call center all’estero. voi pagate lo scotto di essere parte di un commonwealth ex impero. se mussolini avesse avuto un po’ più di successo ora ci ritroveremmo con call center etiopi o somali e cristoneremmo quanto voi. o forse di più, viste le premesse di cui sopra.

      • A proposito: al ritorno da un viaggio di lavoro, salgo su un taxi all’aereoporto, guidatore nero (qui i tassisti sono tutti o indo-pachistani o africani) e radio SBS in italiano. Era dell’Etiopia, non avevo certo l’età dall’aver vissuto l’occupazione coloniale, ma aveva imparato l’italiano a scuola e continua a coltivarlo anche da qui… sono episodi che ti fan dire “com’è piccolo il mondo!”

      • in una puntata di TBBT c’è un simpatico riferimento ai call centre in India. Sheldon assegna il call centre della nascente azienda per Apps a Raj dicendo che un accento indiano darà l’impressione ai clienti che la loro azienda sia una multinazionale in grado di permettersi un call centre all’estero 🙂

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