Ungiornemmezzo

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E’ dura trovare qualcosa da raccontare quando le giornate passano tutte uguali. Oggi, che ho fatto oggi, ah ho studiato. Come ieri. Come l’altroieri. Come il giorno prima. Come… vabbé ci siamo capiti, no?

Si studia bene senza nessuno in casa, quasi mi dispiace essere al mio ultimo esame, ci sto prendendo gusto. Però la solitudine porta a fare cose bizzarre, tipo dare i nomi alle cose, la poltrona Lella, le ciabatte Giovannamelandri (ciabatta sinistra) e Stefaniaprestigiacomo (ciabatta destra), etc. Il fatto  preoccupante è che queste cose sembrano avere una vita più intensa della mia: ad esempio, oggi Leopoldo, il batuffolo di polvere che di solito vive sotto la scrivania del computer e che si nutre di energia elettrostatica e peli di gatto, s’è fatto un giro per la stanza, poi è tornato al suo posto.
L’ho guardato ammirato per qualche secondo, ho perfino provato a chiamarlo come si fa coi gatti, in fondo il DNA è quello. "Mcpmcpmc-mcpmcpmc" (l’onomatopea fa schifo, lo so, provateci voi a scrivere quel verso): niente, da sotto la scrivania e non s’è mosso più. Un po’ ci sono rimasto male, non che m’aspettassi alcunché di straordinario, ma chennesò un movimento, un accenno, una mezza rotolata…
Bene, per stasera ho finito, domani si torna ai meravigliosi segreti delle linee di trasmissione e dei convertitori Analogico – Digitale – Analogico, ancora per un intero giorno. Anzi ungiornemmezzo.

12 Comments

  1. se proprio ti manca qualcuno con cui parlare – ti presto il mio gatto. il nome già cellha, si chiama assurbanipal, per gli amici Il Popo.

    lui se gli parli risponde, e quando lo chiami accorre.

    unico inconveniente: ogni tanto attacca le sirene e ulula ininterrottamente finché

    a) non lo sfami

    e/o

    b) non lo coccoli

    e/o

    c) non ci giochi

    [mejo il leopoldo dici? eh, misadisì.]

  2. Il fatto è che io due gatte ce le avrei pure, ma sono in vacanza coi miei. O sono io che sono in vacanza da tutti loro, mettila come preferisci!

  3. Mi era sfuggito il nome. Davvero bello. E capisco anche l’esigenza di un soprannome.

  4. Ue’ mi hai linkato davvero. Io il tuo blog lo conosco da un po’. Mi e’ capitato spesso di passarci, e’ forte. Appena mi ricordo contraccambio il link. ‘notte!

  5. eccolo lì, è impazzito.

    Comunque grazie, la Melandri proprio non me la ridordavo.

    Ma di cosa era ministra, più? Sport? Rapporti col Parlamento? Beni culturali?

  6. Six: eh stavolta me ne sono ricordato, non sono ancora del tutto senile.

    Doc: la terza che hai detto. In realtà Melandri e Prestigiacomo sono le donne immagine dei rispettivi governi. Non conosco la loro competenza nelle rispettive materie, ma di sicuro so per quale motivo verranno (e sono) ricordate.

  7. un po’ tardi per prenderci gusto… non potevi iniziare prima…

    e poi perchè la sinistra non l’hai chiamata flaviavento? o.k. forse la ciabatta non ha le tette…

  8. se è per questo neppure flavia vento ce l’ha…

  9. però tra stare da solo in una stanza con flavia vento o con le ciabatte di hardla, preferirei la prima ipotesi…

    senza offesa, eh

  10. dott e stare solo in una stanza con Leopoldo e gli appunti di campi….

    De

  11. de: ti sei dimenticato le ciabatte! ah, gli appunti erano di Sistemi di Telecomunicazioni I, ma ora non ci sono più…

    doc: le mie ciabatte puzzano, ma almeno non dicono cazzate a ripetizione come flavia vento

  12. e a proposito, QUA c’è un generatore automatico di discorsi della Flavia nazionale…

    ..favoloso, per chi non lo conosce già.

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