Riprendiamo

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Allora, è da sabato notte che non scrivo più nulla, come mi hanno fatto notare. Ricomincio da dove avevo terminato, prima del delirio calcistico. Il mio computer è rotto. Scheda madre, probabilmente. E come al solito sono senza soldi. Se qualcuno ha una vecchia SocketA funzionante di cui vuole disfarsi, sono qui. Altrimenti continuerò ad usare questo portatile ancora per un po’ di tempo.

In quel post di venerdì scorso parlavo anche di… cos’era più?… ah già, calcio. Si, si, ok, la faccio breve. Stasera sono andato con Spassky e Roja a una festa organizzata da un paio di club genoani, panini gratis, bibite gratis da hard-discount, cori da stadio, musica da far accapponare la pelle (cito solo un Claudio Cecchetto d’annata, vi risparmio il resto). Detta così non sembra quel granché, e infatti non lo era. Ma ho rimediato un paio di foto con Tedesco (a cui davo 10 buoni centimetri d’altezza) e Carparelli (a cui invece, sorprendentemente, rendevo 20 buoni chili di muscoli, cioé non che io non sappia di essere magro, ma non credevo che lui fosse così grosso) e l’autografo del capitano sul biglietto della partita della promozione. Feticismo? Forse, ma comunque un bel ricordo che completa in modo più personale un evento necessariamente collettivo. Perché quando sei abituato a vedere i calciatori in televisione, che ripetono frasi di circostanza che avresti potuto immaginare ancora prima che aprissero bocca, beh, vederteli lì davanti e sentirli parlare normalmente, restituisce al tutto una dimensione più umana. Soprattutto quando poi stai per andartene e ti fermi con altri 4 o 5 a fare due chiacchiere con il capitano, che s’era imboscato fuori dal cancello per sfuggire a una doccia di spumante, e ti racconta due stupidaggini, ma con parole sue, senza ripetere un copione approvato dalla Federazione, ti fa capire come spesso finisci per considerare il calcio una specie di videogioco di gruppo, fatto di variabili e tattiche, più che un evento sportivo disputato da uomini che esistono davvero. Che poi questi uomini guadagnino in un anno quello che tu impiegheresti una vita a risparmiare, beh è un altro discorso.

Alla fine ho parlato lo stesso di calcio, vabbé, sarà per la prossima volta.

8 Comments

  1. vade retro satana a a a a a a a

  2. eheheh, ci ho provato. giuro che ci ho provato…

  3. eh giá, a volte anche quei meravigliosi uomini in mutandoni che tanto ci fanno disperare allo stadio ci mostrano il loro lato umano.

    Ma dí, Tedesco ha detto che il campionato é difficile, che le partite si giocano fino all’ultimo e che non ti regala niente nessuno???

    De

  4. no, ha detto che la palla è rotonda…

    non è tanto mostrare il lato umano, che in fondo non m’interessa poi così tanto.

    è constatare che esistono davvero, che non sono dei pixel in movimento. anche andare allo stadio non riesce completamente a renderli reali, è come guardare una tv molto più dettagliata.

  5. poi aveva quel bel tatuaggio a forma di tacchettata sullo stinco..

  6. Vabbé dai, dopo 10 anni se ne può anche parlare un po’ di più…;-*

  7. eh si, la sbornia non è ancora passata

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