Mi cerco

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Pare che ultimamente cercarsi sia diventato hobby piuttosto popolare. Conosco molte persone che si cercano e non ne fanno mistero. Molte altre si cercano, ma non ne sono consapevoli. Le prime di solito sono persone che capisco meglio, forse perché appartengo alla categoria. Le seconde invece tendono ad essere IL MALE. Costoro si cercano al buio, brancolando nell’oscurità con le braccia protese, senza saperlo, e nel mentre scontrano tutto ciò che incontrano. E scontrando fanno male agli altri, più che a loro stessi. Tutti quanti conosciamo persone così, ho un amico che sembra un magnete, forse tutti quelli che si cercano nella sua zona hanno ricevuto una mappa farlocca in cui la X, invece che al tesoro, punta diretta all’indirizzo di casa sua.

Io sono un cercatore del primo tipo. La mia ricerca è finalizzata all’autostima. Nel senso che, normalmente, non ne ho. Storicamente la cosa non mi è mai importata molto, ci sono nato così, mi è sempre sembrato normale. Col passare degli anni, però, soprattutto avvicinandomi e superando la barriera psicologica dei 40, ho iniziato ad accusare un pochino la faccenda. Insomma, essere senza autostima va bene, ma solo se vivi in un mondo di tuoi pari. Il mondo però non è così, è pieno di figli di puttana prevaricatori che farebbero carte false per fare il presidente della bocciofila del paesello di campagna. Costoro autostima ne hanno a pacchi, probabilmente sono caduti dentro il calderone da piccoli, vai a sapere, e probabilmente si sono fregati anche la tua. Spesso, molto spesso, hanno un’autostima esageratamente ipertrofica.

L’autostima, in teoria, non è di per sé una merce pregiata, è più una bella insegna per quel negozio che dovrebbe esporre tutte le altre nostre qualità. L’autostima è marketing, è pubblicità, spesso si riduce a fuffa. La sostanza dovrebbe essere altrove. Ma un’altra cosa che si impara andando verso i 40, è che la fuffa ha un valore riconosciuto dalla società. E che più ne hai più sei ricco, basta che le persone a cui la proponi non siano in grado di distinguere la fuffa dalla merce vera. E, andando sui grandi numeri, ci sono buone probabilità che sia così.

Oltre i 40 il ventaglio di possibilità a mia disposizione per accrescere la mia autostima nei confronti della società si è drasticamente ridotto. Da eliminare tutti gli sport, o quasi. Non sarò mai un campione di calcio, non guiderò mai il Genoa alla conquista della stella. Al massimo posso dedicarmi al biliardo, al bridge, alle freccette, sport che, siamo onesti, nessuno si incula manco di striscio (giusto forse gli inglesi). Ma gli sport olimpici mi sono ormai preclusi. L’astronauta pure, troppo tardi. Il supereroe nemmeno, nessun ragno radioattivo mi ha mai morsicato, e i miei genitori non erano neppure miliardari. Ma almeno sono ancora vivi.

Inizio pure a capire che, a meno di imprevedibili colpi di culo, non diventerò mai ricco. I soldi sono giusti, i soldi vanno bene, la gente adora i soldi. Ma io non ne avrò mai molti, non abbastanza da impressionare gli altri. E allora uno gioca di fantasia, si butta sull’arte, si apre un blog pensando che Bukowski è diventato famoso in tarda età  e che magari se metto insieme un paio di frasi ben scritte in un italiano comprensibile… Magari coinvolgo un po’ di lettori, magari costoro rimarranno folgorati dalla mia magnetica e misteriosa personalità e mi venereranno nelle modalità e nelle quantità a me necessarie.

Oppure rispolvero la vecchia macchina fotografica di mio padre, prendo lezioni, capisco i trucchetti minimi per non sembrare uno di quelli che spaccia per arte le proprie foto delle vacanze (facendo in realtà esattamente quello). Insomma, dopo i 40 va tutto bene, perché il tempo scorre e sei in guerra. Anche se uno sembra ridicolo, anche se le persone intorno a te si accorgono dei tuoi sforzi, va tutto bene. Anche se la gente vede come ti sbatti su facebook per fare, sostanzialmente, autopromozione. E neppure di quelle raffinate. Perché te la puoi raccontare quanto vuoi, puoi dire al mondo che lo fai per puro piacere di condivisione, di scambio, di socialità, ma lo sai che, in realtà, stai solo promuovendo in modo trasversale il culto della tua persona.

Ma va bene. Nessuna vergogna. Hai già speso abbastanza anni ignorando di essere in guerra. Ora che lo sai non ti preoccuperà mica che i tuoi sforzi di recuperare il terreno perduto vengano giudicati ridicoli, vero? Sì, va bene, la tua fuffa non è luccicante come quella degli altri, non ancora. Ma c’è gente che si allena dalla nascita a produrla, da qualche parte dovrai pure iniziare a capire come si fa. Se ci fossi stato portato l’avresti prodotta ben prima, no? Quindi naso turato, tanta pazienza, e niente dubbi. Però non rilassarti, che la strada è tanta e non puoi più perdere tempo. E molta disciplina, la fuffa è arte antica e preziosa, non puoi improvvisarti. E studia, molto, mi raccomando. E non guardare gli altri, altrimenti ti demoralizzi. Anzi, non sentirli neppure, passeranno il tempo a cercare di minare la tua volontà. Senti, fai così, chiuditi in casa, così non corri rischi. Stai lì tranquillo, concentrato, a preparare la fuffa più bella che puoi. Sbaglia quanto vuoi, basta che nessuno veda i tutoi tentativi andati a male. Poi, quando hai creato la tua fuffa perfetta, finalmente esci e la propini al mondo.

Anzi fai così, rimanici in casa. La tua fuffa sarà la più bella del mondo, perché dividerla con gli altri? Che si fottano!

4 Comments

  1. Il tuo problema è la mancanza di soperchieria.
    La tua fuffa a me piace un sacco e di te mi piace proprio tutto.
    La ricchezza che conta è quella che ci portiamo dentro… Eh no dai, adesso stavo scherzando!

    • quanta saggezza in queste parole. il fatto che la mia fuffa ti piaccia è comunque un gran successo, è la dimostrazione che a qualcosa questo blog è realmente servito!

  2. Volevo usare soperchieria, ma sono stato preceduto, quindi mi resta da difendere il tuo amico sfortunato, che secondo me ne ha bisogno, poverino.

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