Il futuro mai visto

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 La tecnologia, non diversamente da tutto ciò che ha a che fare con l’uomo, è soggetta a mode mutevoli. Per un breve periodo la fascinazione mediatica per un certo prodotto o settore diventa talmente forte da arrivare a prevederne una diffusione massiccia nel giro di pochi mesi. Poi, però, passano gli anni e di quel prodotto non si sente più parlare, se non nei distratti ricordi della gente. Che è accaduto nel frattempo? Non esiste una risposta unica: a volte si tratta di esagerazioni giornalistiche, altre volte la tecnologia si evolve talmente in fretta da rendere obsolete le prospettive passate, spesso non si è trovato un reale utilizzo pratico per meccanismi effettivamente funzionanti.

Nella maggioranza dei casi, però, è il mercato a decretare l’abbandono di un prodotto o della tecnologia necessaria a crearlo. Il caso più clamoroso è quello della DeLorean, la famosa automobile di Ritorno al Futuro. Fu creata per essere l’automobile del futuro, dalle linee innovative, e per questo motivo scelta dagli autori del film (famosa la gag dell’auto nel granaio e del bambino che mostra il fumetto al padre). Pochi però sanno che, all’epoca in cui Ritorno al Futuro fu girato, la fabbrica DeLorean era fallita da un paio d’anni.

Quando ero piccolo sembrava che, nel giro di pochi anni, ogni famiglia avrebbe delegato le faccende di casa a robot dalle fattezze quasi umane. Ricordo numerosi articoli sulle riviste d’informatica che presentavano questi primi robot domestici, con tanto di prezzi e tabelle comparative tra i vari modelli, fino a farli diventare fenomeni di costume. Erano rozzi, erano inutili, erano in pratica macchinine radiocomandate con sopra un Commodore 64. Ma esistevano e venivano venduti, e la gente, giornalisti in testa, pensava veramente che la tecnologia li avrebbe resi indispensabili in breve tempo. Poi sono spariti, almeno per il grande pubblico. Ogni tanto spunta fuori, in qualche TG, un robot giapponese che riesce a camminare da solo e persino a stringere la mano ai divertiti spettatori di qualche fiera. Ma è tutto lì, per ora.

Il Laser Disc è stato un caso davvero sfortunato, è nato troppo presto, grazie a Dio. Era un supporto  analogo al CD, ma grosso quanto un 33 giri, che poteva contenere un film con audio stereofonico e più lingue selezionabili. Ricorda qualcosa? Beh, si, un GROSSO DVD, ma meno capiente, tanto che spesso bisognava girarlo a metà film. I laser disc sono rimasti nella memoria comune per i videogiochi innovativi che lo sfruttavano, quando penso a Dragon’s Lair mi scende ancora una lacrimuccia. Conosco un tizio che, possedendo un laser disc, non si è ancora arreso al DVD, e si aggira minaccioso per le fiere dell’usato, cercando nuovi film da comprare. Ammiro la sua capacità di fare a pugni con la realtà.

Internet 1995, quando la maggioranza delle persone non aveva mai ancora toccato un browser web, la nuova frontiera degli internauti era il VRML (virtual reality modelling language). Questi inguaribili sognatori avevano immaginato un futuro più interattivo per la rete futura, un universo tridimensionale in cui i siti erano esplorabili come nei videogiochi. I tempi di scaricamento, allora, erano terribilmente alti e, alla fine, c’erano molte possibilità che tu non trovassi niente da esplorare. Dieci anni dopo internet è rimasta bidimensionale, ma i produttori di giochi online ringraziano per l’idea.

3 Comments

  1. se vuoi un po’ di materiale sul robot giapponese del tuo post, clicca qui

    De

  2. ops il link non ha funzionato… comunque a scanso di equivici: http://asimo.honda.com/

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