I mille colori

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Te ne fai una perché te la vedi lì, davanti, nella sua momentanea perfezione. Dopo qualche giorno te ne fai un’altra, da tutt’altra parte, ma non te ne rendi conto subito della somiglianza. Alla terza inizi ad avere il sospetto e allora ci prendi gusto ad andare in giro, con sguardo curioso, aspettando il momento in cui un’altra ti si parerà di fronte, e non avrai altra scelta di farti anche lei, perché somiglia alle altre. Il gioco andrà avanti per un po’, fino a quando la cosa non ti divertirà più, quando la prospettiva di farti l’ennesima ti sembrerà un lavoro più che un piacere. Oppure, se sarai davvero fortunato, fino all’attimo in cui trovi lei, quella perfetta, che darà un senso a tutte quelle che ti sei fatto prima e, al contempo, ti toglierà qualsiasi altra velleità futura, perché dopo di lei non ci potrà mai essere nessun’altra.

E’ così che nasce una serie fotografica.

9 Comments

  1. Me ne sono fatte una cifra in tempi passati …..
    ….di serie fotografiche (scritto tutto attaccato)
    È credo ci sarebbe anche lavoro per Freud, in merito alla scelta dei soggetti, se consideriamo tutte le finestre di abbazie d’Italia (preciso, abbazie e Certose, non chiese qualsiasi), e quella dei portoni a livello canale delle case di Venezia (rigorosamente b/n)

    • io attualmente sono incastrato in una relazione pericolosa coi portoni di torino, purtroppo non ricambiata adeguatamente (e comunque neppure i miei amici condividono, è una passione tutta mia)

      poi, ogni volta che posso, scatto una foto dal mio terrazzino, verso il porto, sempre uguale, con condizioni di luce sempre diverse

      a volte una serie uno la scopre a posteriori, esaminando la lunga serie di scatti precedenti ci trova alcuni fotogrammi accomunati da un forte elemento simbolico o formale, una cosa di cui non si era reso conto al momento dei singoli scatti

      • Il “problema” è che ho trovato in una scatola tutta una serie di finestre ad arco e bifore assortite, che ora non mi dicono assolutamente nulla, men che meno ricordo dove le abbia scattate.

        • Il fatto che tu non ricordi il dove a mio avviso non è poi così importante. Trovo peggiore il fatto che non ti dicano nulla, come foto singole o come eventuale progetto coerente.

          • Le foto non sono male, ma le trovo prive di “anima”. Intendendo che avevano un senso compiuto in quel momento, ora le trovo solo un esercizio di stile, nulla più. Quelle dei portoni a Venezia sono già meglio 😉

  2. adoro le serie fotografiche, soprattutto quando non hanno senso

  3. beh almeno un po’ di senso, tra loro, le foto devono averlo!

    • mi spiego meglio. Adoro le serie fine a se stesse, non quelle che vogliono, devono, per forza dire qualcosa. Se tu fotografi combinazioni di colori su facciate, o io sedie vuote, non vuol dire nè che tu vuoi rappresentare le condizioni abitative del ceto medio schiacciato dall’IMU, nè che io lanci un grido di dolore per una società sempre in movimento dove nessuno sta mai seduto a riflettere.
      🙂

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