(Auto)stima e misura

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Ci sono argomenti che per un po’ ti svolazzano intorno come piccioni impazziti, fino al momento in cui decidono di cagarti più e più volte in testa in brevissimo tempo, se capite la metafora.

Ieri sera parlavo con Santuzza della percezione di stima e autostima che traiamo dal numero di “mi piace” o di commenti su Facebook, di come un numero più o meno alto di questi attestati non sia una misura affidabile della qualità di un certo contenuto, ma piuttosto della rete di relazioni che la persona ha saputo imbastire nella sua vita social-digitale. La mia chiosa al discorso fu: “se una mia foto riceve pochi commenti, non è la mia foto a far schifo, sono io!”. Caustico e iperbolico, ne convengo, ma non del tutto privo di fondamento.

Poi stamattina leggo il buon Smargiassi declinare l’argomento “Like” nel suo editoriale, in chiave fotografica, come da sua vocazione.

Ma ciò che mi ha spinto a scrivere il post è la scoperta che l’artista digitale/programmatore/quellochevolete Benjamin Grosser ha realizzato un plugin che, installato nel nostro browser, rimuove del tutto la presenza di contatori e numeri vari da Facebook. Il progetto Facebook Demetricator si pone l’obiettivo di fornire all’utente una nuova esperienza d’uso del famoso social network, privandolo dell’aspetto più destabilizzante per l’utente, ovvero il misurabile ed inevitabile  giudizio dei suoi pari. Senza contatori (like, commenti, condivisioni, numero di amici etc…) Facebook diventa solo una vetrina di contenuti, che starà a noi vagliare in modo autonomo, senza il bias della “popolarità”, e non un modo di valutare la propria/altrui capacità relazionale.

Non ho ancora avuto modo di provare il plugin, ma sospetto che sia un’esperienza interessante anche per chi, come me, non ha una vita social-digitale molto intensa. Figurarsi per i drogati.

17 Comments

  1. Finchè ho un bambino piccolo con le sue foto cucco “mi piace” a go go e con la stima e l’autostima sono a posto, quando cresce al limite ne faccio un altro

  2. I “mi piace” sono l’unica cosa che mi tiene su l’autostima da 5 anni a questa parte.
    Mai vi rinuncerei.
    Sarei morto senza.

    • beh, certamente è uno degli aspetti del meccanismo del “like”, salvo poi andare in depressione o ansia quando non si ricevono i “like” sperati.

      non è molto differente dalla vita reale, solo più facilmente quantificabile, con numeri inequivocabili a testimoniare la nostra “prestazione” social-digitale. nella vita reale è tutto molto più sfumato e, talvolta, incomprensibile.

  3. Plugin? Browser? Dematricator?
    Poi ti sorprendi della bassità dei like?

    • Ma tu i post li leggi per intero o salti da parola a parola, casualmente? Che poi si parla pure di psicologia e sociologia e tantealtregia che a te piacciono…

  4. Non essendo su FB non saprei dire….. Certo è che, ai tempi del blog, mi piaceva vedere il numero di accessi, ed ancor più vedere dai log chi tornava spesso e chi leggeva più pagine. In fondo si scrive anche per autocompiacimento, e questo aumenta con l’altro approvazione; va anche detto che il gradimento, sempre ai tempi del blog splinderiano, si traduceva a volte (diverse volte….) in manifestazioni più “reali e concrete” che non la sola parola elettronica 😉

    • anche io sul vecchio blog avevo fior di statistiche che mi dicevano tutto sulla variegata mole di visitatori. ho avuto l’ansia da feedback, in qualsiasi forma esso si manifestasse, numero di visitatori unici, numero di commenti per post, numero di volte che qualcuno mi diceva che ero un genio. ora ho pochi visitatori, pochi commenti e nessuno mi riconosce più la mia innata genialità, ma non me ne frega più molto, lo si vede anche dalla frequenza con cui aggiorno il blog.
      sulle manifestazioni più reali, hai perfettamente ragione, conosco diverse persone che ne hanno beneficiato, me compreso!

      • Il blog di Splinder sta(va) a FB come Milano sta a New York (o a Città del Messico)
        Nel senso che era un mondo ampio, ma alla fine limitato, una sorta di grande paese dove molti erano sconosciuti, ma dove alla fine si aveva sempre la riprova dei “sei gradi di separazione”; ed alla fine veniva voglia di conoscere le persone con cui c’era uno scambio.
        Conosco FB solo per quanto mi viene riportato, ma ho l’idea che non ci sia un reale interesse nell’approfondire una conoscenza, seppur virtuale; ho la sensazione che molti passino con una velocità supersonica da una scheda all’alta cliccando “mi piace” solo per spirito di emulazione di chi li abbia preceduti.
        Su Splinder guardare le visite era un po’ come guardare dalla finestra se la vicina di casa alzava lo sguardo verso la tua finestra, o se si intratteneva a parlare con altri, mentre FB mi da l’idea di qualcuno che si metta in vetrina sulla fifth avenue per guardare quante persone passano sul marciapiede.

        • ma anche Matera, più che Milano!
          Comunque l’idea di New York è molto azzeccata, quando penso a Facebook anche a me viene da canticchiare “staaaaart spreading the neeeeews……”

          su splinder sapevo riconoscere a prima vista l’ip di molti dei miei visitatori abituali, dio che roba patetica, a pensarci!

  5. non so, se si toglie l’aspetto del compiacimento, diciamo anche dell’autocompiacimento, la produzione artistica o meno, perde una delle sue principali motivazioni. Siamo chiari, chuinque scriva un post, faccia una foto, metta un link, uno status update o quant’altro su un social media, non lo fa per se stesso, altrimenti non lo pubblicherebbe. Come nessuno prima dell’avvento dei social media pubblicava o esponeva un nessunchè, se non per trovare nell’apprezzamento degli altri la soddisfazione personale. Il fatto che i social media siano così utilizzati rende solo due aspetti diversi, primo che chiunque adesso può pubblicare qualunque cosa e che ora più o meno chiunque possa vederlo, commentarlo, metterci un “mi piace”.
    E questo aspetto aumenta il numero di coloro i quali interpretano nel modo sbagliato l’apprezzamento o la mancanza d’apprezzamento da parte del “pubblico”. Un tempo erano pochi coloro i quali avevano i mezzi o il modo di esporsi all’attenzione pubblica e nessuno di loro prendeva bene le eventuali critiche, ora siamo a milioni e tra i milioni ci sono, statisticamente, più persone che o si montano la testa o si incazzano se non vengono apprezzati.

    • sì,hai ragione, ma il discorso è ancora più ambiguo.
      il plugin non elimina i commenti che la gente ti lascia, non elimina le notifiche, tu continuerai sempre a ricevere queste cose, la differenza è che, intervenendo sull’aspetto grafico del sito, tu non vedrai il conteggio numerico di queste interazioni.
      in pratica, se tu metterai un video fighissimo la gente continuerà a commentarlo e tu vedrai tutti i commenti, ma non il numero totale. la gente continuerà a mettere dei linke, ma tu non vedrai il numero totale sul sito. non viene eliminato il feedback, ma viene in qualche moto privato del suo aspetto più esteriore.

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