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Eutanasia – Dolce Morte

Negli ultimi tempi ho capito che c’è un soglia, più mentale che fisica, oltre la quale alcune persone iniziano a prepararsi una buona morte. Persone che, senza alcuna ragione esteriore, iniziano a dedicare alla sorte delle loro spoglie più energie di quante ne riservino alla cura delle loro carni vive.

Michele e Franca sono gli zii di mio padre. In 50 anni di vita a Genova non sono stati in grado di costruirsi legami saldi con la città che li ha ospitati, nè con quei pochi parenti che ne hanno condiviso i percorsi. Dignitosi nella loro riservatezza, retrivi al contatto umano, rifiutavano i nostri inviti a condividere le feste comandate. Soli in terra straniera, senza amici, senza figli, alla fine hanno capito che la loro casa è in quella cittadina siciliana che abbandonarono da giovani. E’ lì che sono nati ed è lì che vogliono morire.

Michele e Franca, hanno puntato sempre al minimo indispensabile. Perché la vita è transitoria, la morte è eterna. Si può sopravvivere ma non soprammorire, bisogna farlo con la massima considerazione e nel migliore dei modi. La morte è la fine del percorso, e tutto quello che si è raccolto nel viaggio deve essere finalmente messo sul piatto della bilancia.

Michele e Franca partono la prossima settimana. Raggiungono casa. Si avvicinano a quelle tombe che hanno comprato ancor prima di trovare una casa in affitto. Rispetto la loro decisione, riesco a capirla, ma non posso, non voglio, condividere il percorso obbligato che li ha portati a prenderla.

Dolce morte zio Michele, dolce morte zia Franca. 

10 Comments

  1. E’ triste vedere chi ci è caro scegliere di abbandonarsi alla dolce morte e lasciarsi pian piano portare via, come dal mare invernale, sempre più al largo, sempre più distanti dalla nostra riva.

    Non mi preparo oggi a 31 anni a lasciare queste terre, come non lo fai tu, ma forse, tra 30 mi comprerò anch’io un peso de te-â vista mâ….

  2. si, ma non è tanto la decisione finale, come uno vuole morire sono solo fatti suoi, è il fatto che in 50 anni non si siano costruiti delle relazioni qui, neppure coi parenti, che mi rende perlesso. se non si sentivano a casa, qui, potevano tornare giù molto tempo prima

  3. magari non avevano i mezzi per tornare giú prima… o forse si erano abituati a vivere “in trasferta”

  4. cmq ci credo anche se non ho 50 anni e nemmeno 30. ma so già da ora che vorrei morire lì dove sono nata. grazie della visita e del tuo suggerimento. )

  5. De: nessuna delle due, e poi hanno quasi 80 anni ormai, per quello dico che potevano pensarci prima

    Disagi: credo dipenda dalle persone, comunque, per come sono fatto mi piacerebbe iniziare a pensarci quando sono proprio sicuro di non avere neanche un minuto in più da usare, ma è facile quando si pensa d’avere tutta la vita davanti

  6. magari la condizione che ti lascia perplesso per loro era soddisfacente. magari si bastavano e noi non siamo in grado di capire.

  7. sicuramente hai ragione, ma magari non conoscevano altro modo di vivere

  8. a volte leggo postS dal tuo archivio perché mi danno l’ispirazione per scrivere. Questo post mi piace molto. Forse un giorno il Ministro della Pubblica Istruzione istituirà come materia d’obbligo la bloggeristica, e tu sarai uno dei testi adottati dalla scuola. Te lo immagini? “ragazzi, andate ad Hardla, categoria ‘cazzeggio’ e leggete il post del novembre 2005!’. Oppure “oggi compito in classe; tema “l’Io e il super Io nella poetica di Hrdla”. Scrivi davvero bene.

  9. beh, è bello che ci sia qualcuno che pensa ciò di me. il brutto è che per me non è vero.

    questo pezzo però l’ho molto sentito, è molto “autentico”, molto più di tanta altra roba che pubblico. penso si sia capito.

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