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Dieci.. nove… otto…



Allora che si fa a Capodanno?”. La prima volta che ho sentito queste parole, quest’anno, era settembre. Cose simili le noto sempre, un pò come quando alla tivvù vedi il primo spot di Natale. O la tua ragazza ti sussurra: “ho un ritardo“.


Me ne stavo nella mia solita posizione da Monumento. No, non ero a cavallo, e non stavo chiamando la carica contro il nemico della patria. Su, forza, un po’ d’attenzione, parlo del Monumento, quello con la Emme maiuscola, il bar sul mare, quello dove si prendono gli aperitivi. Vabbè.


Dicevo, era settembre. Mi sono girato per vedere in faccia il fenomeno che se n’era uscito con quella frase, buttata lì con noncuranza, manco fosse normale parlare di Capodanno quando sei in calzoncini corti a prendere il sole con un Cuba Libre in mano. Non che mi interessasse sapere chi fosse, non era al mio tavolo, e già era qualcosa, ma sentivo di dovergli un’occhiata perplessa.


E finalmente ci siamo. E’ quasi Capodanno. Da qual giorno il mondo ha continuato a girare, come sempre: l’estate è finita, c’è stato un doveroso autunno, infine è arrivato l’inverno. Ora mi sento autorizzato a discutere i miei progetti per l’ultimo dell’anno. E’ stata una decisione sofferta e contrastata, che ha coinvolto me e i miei amici per 10 interminabili secondi. “Vicoli?” “Vicoli“. Appunto.


Un tempo decisamente commensurato all’importanza della decisione e al valore che io attribuisco all’evento stesso.







3 Comments

  1. Posso sottoscrivere anche questo post? Sta diventando un vizio…

  2. E’ preoccupante! Per te, intendo. Io ci sono nato così, ma tu fai ancora in tempo a salvarti!

  3. sottoscrivo anch’io. anche l’occhiata perplessa

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