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C:>FORMAT C:


Perché si conservano le lettere d’amore? O meglio, perché le conservo io? Non certo per rileggerle, non l’ho mai fatto. Il pensiero che ancora esistano mi provoca un dolore immediato e intenso. Una sofferenza che credevo pregressa, superata dal tempo e, soprattutto, dagli eventi. Perché lo sapete, no? Il tempo da solo non basta: lenisce, ma non cancella.
Ma quando ho perso la prima partita, malamente, non immaginavo ci sarebbe stata una rivincita. La bella in genere serve per decidere il vincitore, ma la competizione, giunti a quel punto, non ci interessava più.
E le lettere? Sono ancora lì, al buio, nascoste, manco fossero i capri espiatori delle azioni che rifarei in altra maniera. Perché non le butto via, perché non le cancello? Non per pigizia, non per nostalgia.
Quello che mi dà fastidio è l’azione, l’atto fisico di gettare quei ricordi, dolcemente dolorosi, nella pattumiera. Non si trattano così i ricordi, non quelli importanti. Li posso usare, superare, ignorare, posso vergognarmene o ringraziarli, ma non è giusto buttarli via come farei coi mozziconi di sigarette del posacenere pieno.





8 Comments

  1. Buttando via le lettere non butti via i ricordi, quelli non si cancellano, l hai scritto tu. Non è pigrizia, non è malinconia. E’ paura.Prima o poi ci riuscirai.

  2. Ti capisco benissimo. Ti scriverei qualche riga sulla ‘rimemorazione’, se trovassi il quaderno giusto da cui copiarle… Magari domani!

  3. i ricordi dolorosi sono un branco di lupi che si aggira nella forsta del nostro cervello, ci sono, lo sappiamo, ma cerchiamo di ignorarli. Poi una sera di luna piena, guardando fuori dalla finestra, sentiamo gli ululati in lontananza e sentiamo ancora l’alito dei lupi vicino a noi, ne sentiamo l’odore, e ne siamo assaliti.
    Non fare format, non dimenticare, convivici e non perderai una parte importante di te.

  4. “La memoria affettiva inerisce la sfera estetica dell’individuo, le cui protensioni sensoriali, sentimentali e immaginativo-memorative investono anche il mondo degli oggetti. La memoria affettiva tende a conservare u oggetto perché la sua presenza richiama alla mente un’altra presenza o situazione: è la più arcaica tra le forme strumentali di rimemorazione, più ingombrante della stessa scrittura. La conservazione dell’oggetto avviene anche quando l’individuo ha investito carica affettiva proprio sull’oggetto, che assurge al rango di testimonianza della propria esistenza come determinata casualmente anche dagli oggetti che la hanno accompagnata, modificata e costituita insieme a una pluralità di fenomeni. Infine, l’individuo può affidare all’oggetto il suo desiderio di sopravvivere: si affida alle cose la garanzia della memoria di se stessi, con la stessa fede che gli artisti rinascimentali ponevano nell’arte e che i regnanti ponevano nello splendore dei loro sepolcri”. Col tuo post forse c’entra poco ma l’argomento mi prende, sono una cimeliatrice maniaca, che conserva anche l’impensabile… Conservo le lettere perché qualcuno le ha scritte proprio per me, perché ha dedicato il suo tempo, la sua mente e la sua forza a imprimere su carta dei pensieri, e a gettarle mi sentirei irrispettosa.

  5. Se sono lettere di Lady Diana, ci puoi fare un bel gruzzolo.

  6. eh non è mica detto, le consonanti le pagano bene, ma le vocali ormai te le tirano dietro..

  7. ma… buttarle via sarebbe come negare un passato… che ora fa male, a quel che ho capito…
    ma che è stato fonte di gioia.
    o no?

  8. Allora, vado in ordine e cerco di completare. In realtà, non sto cercando di buttare via nulla ,né lettere né ricordi. I quali ricordi, sono solo tali, niente di più, niente di meno, e anche lontani nel tempo. Il dolore è completamente slegato dalla persona con cui l’ho vissuto, è unicamente riferito a quella specifica situazione. Infatti, da quel momento, sono accaduti altri eventi. Il punto è proprio questo, come mai dei ricordi, seppur spiacevoli, continuano a provocarmi emozioni così intense, pur sapendo che quello non fu il finale della vicenda.

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