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Il commissario Cosmi


Non so se, nel suo lavoro, possa essere considerato un sergente di ferro, un tipo alla Gigi Radice, tanto per intenderci. Ma di sicuro Serse Cosmi mi ricorda un commissario. Non uno qualunque, Cosmi per me è Montalbano. Si, certo, se vogliamo fermarci alle apparenze, assomiglia un po’ a Luca Zingaretti, che di Montalbano è stato ottimo interprete sul piccolo schermo. Ma in realtà a me ricorda molto il personaggio descritto da Camilleri. Un uomo rude, brusco e autoritario sul lavoro, ma con un cervello fine. Probabilmente avrà anche le mani grosse, non so, ma ogni volta che lo sento parlare mi sorprendo per il modo in cui risponde a domande che da anni sono sempre uguali. Tanto che anche le risposte, in breve tempo, si sono adeguate a questa monotonia dialettica, contribuendo a creare quella vastità di luoghi comuni sul calcio che ogni domenica possiamo sentire in ogni telegiornale.
Cosmi no, si distingue. Come Montalbano pare avere un gusto personale per la parola, un amore per la letteratura e per il libero pensiero che lo porta a rendere ogni suo intervento parlato un esercizio di intelligenza, soprattutto in un ambiente in cui, da anni, la libertà d’espressione e la dialettica sono visti con sospetto.
Non voglio parlare dei risultati che sta ottenendo, anche se in questo momento il Genoa sembra andare bene. Sono solo poche considerazioni sulla persona, o meglio, di ciò che appare della persona attraverso i media. Considerazioni a priori, che non vogliono entrare nel merito tecnico del gioco, ma che si collegano alle prime impressioni che avevo espresso al suo arrivo in città qualche settimana fa.


Aggiornamento: sentita stasera nelle interviste dopo Genoa Verona 1-1: “Purtroppo siamo terzi e mancano solo 33 partite alla fine…. e questo mi preoccupa…“. Grandioso.



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