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L’insostenibile leggerezza di una tesi di laurea


Vi è piaciuta la foto che ho messo su ieri? No? Beh, si, faceva cagare, lo so. Per questo l’ho tolta. Ma il titolo l’ho conservato, perché oggi vi parlo della mia tesi di laurea. Immagino che dopo questa frase non sia rimasto nessuno a leggere il seguito, e perché dovreste, poi? In generale tutti se ne fregano delle tesi, spesso anche lo stesso tesista. Nel migliore dei casi la prima volta che qualcuno si azzarderà a leggerla per intero, il tesista sarà ormai diventato un disoccupato di lungo corso. E quel qualcuno sarà costretto a farlo perché cercherà qualcosa da copiare per la propra tesi che, naturalmente, nessun’altro aprirà.


La mia tesi è strutturata in modo rigoroso: è composta da un numero di capitoli variabile da 4 a 9 e inizia con una breve introduzione che, sorprendentemente, mi è stato consigliato di scrivere per ultima. Sembra paradossale, lo so, ma qui viene fuori tutto l’ingegno di cui gli ingegneri si fregiano nel titolo: visto che nessuno ha la minima idea di dove il suo lavoro di laurea andrà a parare, può essere controproducente scrivere subito i risultati che si vogliono raggiungere. Metti che non ce la fai, ormai ti sei già sputtanato con il relatore. Di fatto, l’introduzione è l’unica parte che sicuramente tutti coloro che dovranno valutare il tuo lavoro leggeranno.
Si prosegue poi con qualche capitolo di ameno cazzeggio in cui, forti della certezza che nessuno li guarderà mai, se non quando ormai sarà troppo tardi, ci sbatti dentro di tutto. L’unica condizione da rispettare è che il materiale deve avere un aspetto decisamente noioso, non vogliamo mica che a qualcuno cada l’occhio proprio su quelle pagine, vero?
Anni di tradizione orale e di passaparola interfacoltà hanno portato all’individuazione delle fonti perfette: per le facoltà tecnico scientifiche il testo di riferimento è “Formule Matematiche e Grafici a casaccio“, opera omnia di Dan Dorfman, professore emerito. Per le facoltà umanistiche è consigliato il mensile “Ortodossia e Ortodonzia” pubblicato dalle Edizioni Paoline.
E finalmente si entra nel vivo, il cuore della tesi, e qui si rischia un po’. Se proprio qualcuno deve buttare un’occhio sulla mia tesi è qui che capiterà. Perché li conosciamo tutti, gli ingengeri, no? Non resistono a sfogliare qualcosa di tecnico, anche e soprattutto quando non ci capiscono niente. Tornando a me, ho inseririto qualche decina di pagine che somigliano in maniera sorprendente alla traduzione del capitolo 3 della MPEG-7 Overview, il documento ufficiale che descrive lo standard.
Segue un capitolo di cazzeggio futuribile, in cui spieghi perché ciò che hai appena descritto probabilmente fornirà gli strumenti per porre fine alla fame nel mondo e sicuramente porterà a una cura contro tutte le malattie più diffuse e non. Ovviamente a patto che vengano rispettate certe fumosissime condizioni che, guarda un po’, non si verificano mai.
Infine le immancabili appendici, non metterle sembra poco serio, in cui sbatti tutte le tabelle che avresti tanto voluto darci un’occhiata perché sembravano importanti, ma proprio quella sera c’era da uscire con gli amici e una cosa tira l’altra…


Per esperienza indiretta posso dire che, il giorno della laurea, il volume rilegato della tua tesi sarà conteso da amici e parenti. I primi vorranno vedere le belinate che hai scritto nei ringraziamenti, i secondi soppeseranno il tomo e valuteranno la qualità della carta, annuendo vigorosamente.






7 Comments

  1. fico! ho seguito un seminario su mpeg7 ad Aprile, al webbit di Padova… pare portentoso 😛

  2. grande, hai appena vinto la possibilità di scrivere l’ultimo capitolo, il cazzeggio futuribile…

  3. QUAL E’ IL TITOLO DELLA TESI???
    Belin…mi hai ricordato che devo cominciare a scrivere anche io la tesi…. ho trovato un sacco di roba …la renderò anche io noiosa, un sacco di formule e tabelle..
    Per quanto riguarda i ringraziamenti sarà molto molto breve….
    la carta sarà così spessa che sembrerà cartone…e il carattere standard: font da 22

    e una serie di note a piè pagina inutili e scopiazzate…

    niente male come tesi …no?

  4. Il titolo non l’ho ancora deciso, ma sono quasi sicuro che conterrà la sigla MPEG-7….

  5. ricorda quello che si guarda sicuramente è il TITOLO!!! deve essere criptico , ma dare ampio spazio a possibili comprensioni ( tutte più o meno sbagliate , a econda della comodita) …questo farà si che tu non debba spieare a tutti cosa c’è dentro!!! ma gli altri fingeranno di capirlo dal titolo!!

  6. per non dimenticare la fondamentale importanza delle slides, colorate, incasinate, piene di formule complicatissime che verranno liquidate durante il discorso con la frase “formule di dominio pubblico, che non mi pare il caso di star qui a spiegare…”

  7. eh, a quelle ci devo ancora arrivare

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