| Nessun commento

Farenheit 6–


Era dal festival di Cannes che aspettavo l’uscita di questo film, e ora finalmente ne posso parlare. Giudizio breve: speravo fosse migliore. Giudizio lungo: è chiaramente destinato a un pubblico americano, con lo scopo neppure troppo nascosto, di influenzare il voto delle prossime presidenziali. Insomma, è il solito Micheal Moore, fazioso e pasticcione. Tanti temi interessanti, molti spunti brillanti e ironici, ma trattati in modo confuso e contraddittorio. Per certi aspetti è un passo indietro rispetto al fortunato ‘Bowling a Columbine’.
Non c’è un vero filo logico che unisce la narrazione, è il sig. Moore che parla a ruota libera, facendo intuire la propria opinione su molti argomenti, ma evita accuratamente di raccontarci le conclusioni a cui è arrivato. Alcuni temi sono molto documentati, altri hanno una valenza di poco superiore alla chiacchera da bar, ma tutti sono presentati con la stessa dignità.
Micheal Moore depreca l’uso di una certa retorica basata su facili spinte emotive, salvo naturalmente sfruttarla quando gli fa più comodo, mostrando, ad esempio, le lacrime di una donna che ha perso il figlio in Iraq e che maledice il governo davanti alla Casa Bianca.
Farenheit 9/11 mi lascia dentro opinioni contrastanti, è senza dubbio il tipo di film che mi aspettavo di vedere, conoscendo bene la produzione dell’autore. Moore è sostanzialmente uno scrittore e regista fazioso, che cerca di apparire obiettivo. Per questo motivo consiglio a chi vuole andare al cinema, di non dimenticare a casa il proprio senso critico, anche e soprattutto se la si pensa come lui. E magari di leggersi prima “Ma come hai ridotto questo paese?“, il suo secondo libro, che tratta gli stessi argomenti in modo un po’ meno frenetico e che quindi può aiutare molto alla comprensione del film.
Tenendo bene in mente ciò che ho appena scritto, devo anche aggiungere che, in generale, apprezzo l’opera di Micheal Moore, anche solo per il fatto che è l’unica voce critica che si sente arrivare dall’altra parte dell’Atlantico. Spero che i suoi argomenti possano far riflettere il pubblico americano e che la sua faziosità, scontrandosi con la vigorosa propaganda di regime, produca una nuova generazione di americani obiettivi. Probabilmente anche la giuria del festival di Cannes condivideva questo tipo di speranza quando gli attribuiva una Palma d’Oro che, obiettivamente, avrebbe potuto essere assegnata a un film migliore, e che ha assunto la valenza di ‘statement‘ politico.
A noi europei smaliziati, questo film può risultare un po’ arificioso, a tratti ingenuo, ma lo accogliamo, sapendo però di non essere i destinatari primi del messaggio.






Rispondi

-->