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“E’ così che mi piacerebbe essere ricordato:
come il visionario che negli anni ’40 propose
colori pastello per l’uomo”
Marzullo intervista Hitler – D.Luttazzi


Roberto Cavalli commenta il nazismo.
C’è qualcosa che ho sempre trovato affascinante nei regimi totalitari del ventesimo secolo: il loro senso estetico. Spesso dimentichiamo le atrocità commesse da questi governi ma raramente rimaniamo indefferenti a un abito ben confezionato. Se si parla di eleganza sartoriale, beh, nessuno più delle celebri SS ha incarnato nella prima metà del secolo scorso l’ideale dell’uomo moderno. Basandosi su una fantasiosa interpretazione del superuomo nietzchiano, gli stilisti nazisti hanno rielaborato gli antichi canoni formali dell’eleganza, adattandoli alle esigenze belliche.
L’uomo SS, o meglio il superuomo SS, si distingue dall’uomo comune per il suo coraggio: non ha paura di osare, di sfidare il pregiudizio comune, sperimentando nuove linee estetiche. E’ al contempo virile ma elegante. Particolarmente efficace la scelta del nero per le divise: se da un lato è funzionale all’autorità che il ruolo ufficiale comporta, sposandosi appieno con la rigidezza delle linee adottate, d’altra parte l’eccessiva austerità è attenuata dalla fascia rossa al braccio che, portata con una certa nonchalànce, dona quel tocco di colore che rende bilanciata tutta la composizione. E non dimentichiamone la praticità: sfido chiunque a trovare una macchia di sangue sul vivido nero delle giacche SS.
Ammettiamolo, era un onore essere fucilati da un plotone così elegantemente assemblato. Volete mettere i partigiani, così naìf nelle loro camicie di flanella a scacchi? Non c’è confronto.







2 Comments

  1. Si ha perfettamente ragione, per questo lo farei sodomizzare con un vibratore modello John Holmes da tutti i Village People…alla faccia del bon ton….

  2. eh questi stilisti, che bizzarri…

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